L’esposizione temporanea “ZHDAT’ dalle Alpi alla Siberia paesaggi di oggi storie di ieri (1914 – 1920), Fabio Pasini ”, a cura di Andrea Tinterri, si è tenuta a partire dall’13 luglio 2019 al 26 gennaio 2020 presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, Cavalese (TN). L’evento espositivo ha proposto un percorso di riflessione sulla memoria della Prima guerra mondiale attraverso il linguaggio della fotografia contemporanea. Il progetto ha messo in relazione due luoghi apparentemente lontani – le Dolomiti e la Siberia – uniti da una storia comune che ha coinvolto migliaia di uomini provenienti dai territori dell’allora Impero austro-ungarico.
Attraverso le immagini realizzate da Pasini, la fotografia è divenuta strumento di indagine storica e di ricomposizione della memoria, offrendo una lettura poetica e al tempo stesso consapevole delle tracce lasciate dal conflitto nel paesaggio. Il progetto ha preso avvio dall’esplorazione dei sentieri che attraversano gli antichi fronti dolomitici della Grande Guerra, ma si è progressivamente ampliato grazie all’approfondimento delle vicende dei soldati trentini e giuliani inviati sul Fronte Orientale e, in molti casi, fatti prigionieri nei vasti territori della Siberia. Da questa ricerca è nato un racconto articolato in due momenti distinti ma complementari: il primo dedicato alle montagne alpine, luoghi oggi riconosciuti per la loro straordinaria bellezza naturale ma segnati da una storia di sofferenza e sacrificio; il secondo rivolto agli spazi sconfinati della Siberia, caratterizzati da un silenzio e da un’immutabilità capaci di evocare la dimensione dell’attesa, racchiusa nel termine russo zhdat’, “attendere”.
La mostra ha evidenziato anche una significativa differenziazione sul piano tecnico e formale. Le immagini dedicate al fronte dolomitico sono state realizzate attraverso il foro stenopeico e presentate in piccoli formati, assumendo il carattere intimo e raccolto di una memoria personale. Le fotografie della Siberia, invece, sono state prodotte con il banco ottico e tradotte in stampe di grande formato, capaci di restituire l’ampiezza della steppa e l’uniformità del paesaggio.
Attraverso questo doppio itinerario geografico e temporale, ZHDAT’ ha offerto al pubblico un’esperienza di profonda riflessione sul rapporto tra storia, memoria e paesaggio, trasformando la fotografia in uno strumento di conoscenza, testimonianza e pacificazione.