L’esposizione temporanea “Vaia, la lunga notte. Fotografie di Stefano D’Amadio” si è tenuta a partire dal 4 dicembre 2020 al 18 aprile 2022 presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, Cavalese (TN). L’esposizione ha proposto una riflessione sul profondo impatto che la tempesta Vaia ha avuto sul paesaggio alpino e sulle comunità che lo abitano. Attraverso il linguaggio della fotografia, il progetto ha documentato le conseguenze di uno degli eventi naturali più devastanti che abbiano colpito il territorio delle Alpi orientali negli ultimi decenni, offrendo al pubblico uno sguardo attento e partecipe sui processi di trasformazione e rinascita che hanno interessato la Val di Fiemme e le aree circostanti.
A partire dal 2019, a un anno dalla tempesta che tra il 27 e il 30 ottobre 2018 ha abbattuto milioni di alberi in vaste zone del Trentino-Alto Adige e del Veneto, il fotografo Stefano D’Amadio ha intrapreso un lungo percorso di documentazione del territorio colpito. Dopo una prima ricognizione estesa alle province di Trento, Bolzano e ad alcune aree del Veneto, il suo lavoro si è concentrato in particolare sulla Val di Fiemme, uno dei territori maggiormente segnati dall’evento.
Le immagini raccolte hanno restituito un paesaggio sospeso tra immobilità e cambiamento. Da un lato, i segni della distruzione apparivano ancora evidenti, come se il tempo si fosse fermato alle drammatiche giornate dell’autunno 2018; dall’altro emergeva con forza il lavoro quotidiano di uomini e donne impegnati nella ricostruzione e nella gestione delle aree forestali danneggiate. Proprio su questo dialogo tra natura e presenza umana si è sviluppato il nucleo concettuale dell’intero progetto.
Curata da Roberta Levi, la mostra si è articolata in un percorso che ha posto al centro due temi fondamentali: il paesaggio e l’uomo. L’esperienza espositiva si è aperta al primo piano del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme con una serie di testimonianze audiovisive raccolte tra gli abitanti della valle. Le voci di uomini e donne hanno raccontato lo smarrimento vissuto di fronte a un ambiente improvvisamente trasformato e spesso difficilmente riconoscibile. Accanto al dolore e alla perdita, le loro parole hanno tuttavia restituito anche una prospettiva di speranza, interpretando la devastazione come un’opportunità per ripensare il rapporto tra comunità e ambiente naturale.
Il percorso è proseguito al secondo piano del museo, dove circa trenta fotografie hanno accompagnato il visitatore attraverso tre sale comunicanti. Le immagini di paesaggio e i ritratti hanno documentato tanto la forza distruttiva dell’evento quanto la capacità di resilienza del territorio. Particolarmente significativa è risultata la fotografia di un versante del Passo Manghen interamente coperto da alberi abbattuti, immagine emblematica della potenza della natura e, al tempo stesso, della sua capacità di rigenerazione. Le opere sono state affiancate da citazioni e testi che hanno guidato il pubblico nella lettura delle immagini e nella comprensione dei temi affrontati.
Il progetto ha preso avvio grazie alla collaborazione tra Stefano D’Amadio e FSC Italia (Forest Stewardship Council®), organizzazione impegnata nella promozione della gestione responsabile delle foreste. Il patrocinio dell’iniziativa ha assunto un significato particolare nel contesto della Val di Fiemme, dove la Magnifica Comunità amministra da secoli il patrimonio boschivo secondo principi di sostenibilità e dove, dal 1997, la gestione forestale è certificata secondo gli standard FSC.
Attraverso la forza evocativa della fotografia e delle testimonianze raccolte, Vaia, la lunga notte ha invitato il pubblico a riflettere non soltanto sugli effetti di una calamità naturale, ma anche sulla capacità delle comunità alpine di affrontare il cambiamento, custodire il proprio territorio e costruire nuove prospettive per il futuro.
Scopri al seguente link, un video che testimonia, attraverso la voce degli ideatori ed organizzatori della mostra e di alcuni residenti della valle, l’impatto che la tempesta ha avuto sul territorio ma, soprattutto, sulle persone che lo abitano:
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