Caccia alle Streghe. <br> I processi in Val di Fiemme
11.07.2015 - 28.03.2016

Caccia alle Streghe.
I processi in Val di Fiemme

L’esposizione temporanea “Caccia alle Streghe. I processi in Val di Fiemme” si è tenuta a partire dall’11 luglio 2015  al 28 marzo 2016 presso il Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, Cavalese (TN). L’idea di realizzare una mostra dedicata ai processi per stregoneria in Val di Fiemme è nata dagli studi storiografici condotti da Italo Giordani e pubblicati nel 2005 con il titolo I processi per stregoneria in Val di Fiemme 1501, 1504-1506. Sebbene il tema sia stato affrontato anche in alcune pubblicazioni apparse a partire dalla fine dell’Ottocento, nessuna di esse ha restituito gli eventi con il medesimo rigore scientifico, fondato sulla traduzione e sull’analisi puntuale della documentazione originale conservatasi fino ai giorni nostri. Grazie al fondamentale contributo dello storico, fiammazzo d’adozione, è stato quindi possibile sviluppare il progetto espositivo Caccia alle Streghe. I processi in Val di Fiemme, con l’obiettivo di offrire al pubblico una lettura storicamente fondata di una delle pagine più controverse della storia locale.

I processi per stregoneria avvenuti in Val di Fiemme si sono inseriti in un contesto storico e culturale molto più ampio, che ha interessato l’intera Europa tra la fine del Medioevo e l’età moderna. Le credenze magiche hanno accompagnato l’umanità fin dalle sue origini e, nelle società più antiche, coloro che si riteneva fossero in grado di controllare le forze della natura hanno spesso goduto di prestigio e autorevolezza. Con il passare dei secoli, tuttavia, tali pratiche sono state progressivamente associate all’intervento del demonio e considerate una minaccia per l’ordine religioso e sociale.

A partire dal tardo Medioevo, anche molte pratiche terapeutiche estranee alla nascente scienza medica sono state guardate con sospetto e spesso condannate come superstiziose o eretiche. A subire le conseguenze di questo mutamento ideologico sono stati soprattutto guaritori popolari, erboristi e, in particolare, le donne che tradizionalmente hanno svolto ruoli di cura all’interno delle comunità come levatrici, ostetriche e conoscitrici delle proprietà delle erbe medicinali. L’intreccio tra ignoranza, paura e superstizione ha così contribuito alla costruzione dell’immaginario della strega che si è radicato profondamente nella cultura occidentale.

L’esposizione si è proposta di analizzare le origini e l’evoluzione di tale immaginario, distinguendo tra il mito e la realtà storica. Le figure delle streghe, rese familiari dalla tradizione fiabesca e dalla cultura popolare, sono state messe a confronto con le vicende reali delle persone accusate di stregoneria, spesso vittime di pregiudizi, conflitti sociali e meccanismi repressivi. Attraverso documenti, testimonianze e approfondimenti storici, la mostra ha inteso evidenziare come la paura del diverso e la ricerca di capri espiatori abbiano alimentato persecuzioni che hanno provocato sofferenze e condanne in numerose regioni d’Europa.

Allestita simbolicamente negli spazi del Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, luogo direttamente legato alle vicende processuali, la mostra ha offerto ai visitatori l’opportunità di riflettere su una stagione storica segnata dall’intolleranza e dall’uso della giustizia come strumento di controllo sociale. L’intento non è stato quello di proporre una lettura semplicistica del passato, ma di stimolare una riflessione critica sui meccanismi della discriminazione, della paura e dell’esclusione. Attraverso il ricordo di questi eventi, il percorso espositivo ha invitato il pubblico a riconoscere il valore della conoscenza storica, del rispetto reciproco e della tutela dei diritti fondamentali, affinché simili tragedie non trovino più spazio nella società contemporanea.

In occasione della mostra è sato pubblicato il catalogo “Caccia alle Streghe. I processi in Val di Fiemme” a cura di Francesca Dagostin e Roberto Daprà.